SANTUARIO
DI NOSTRA SIGNORA DELLA CARAVINA
E’ situato,
in posizione un tempo appartata, sotto la mole del Sasso di Cressogno,
a metà strada tra i paesi di Cima e di Cressogno. Fu iniziato
nel sec. XVI per accogliere l’immagine miracolosa di una Pietà,
fino ad allora ospitata in una cappelletta di campagna ubicata in
questo stesso luogo.
Vista dal lago, la sua posizione alla base dell’incombente versante
roccioso della montagna, fa di esso stesso una specie di ex-voto,
inteso a scongiurare smottamenti. Il termine “Caravina”
deriverebbe dal latino “carabus”, da cui il dialettale
“garuv” (garrovo) che significa macerie, slavine.
Il primo evento soprannaturale è del 1530. Guarisce un pregiudicato
colpito dalla peste, clandestinamente rientrato dalla Svizzera e riparato
nella cappella. Questo miracolo non dà luogo ad alcuna particolare
reazione.
Nel 1562, periodo della peste cosidetta di San Carlo, alla fine di
una processione, due donne trattenutesi presso la cappelletta sulla
via del ritorno, vedono piangere l’immagine. Seguono altri interventi
miracolosi finchè una commissione episcopale non prende in
considerazione il caso, e conferma la validità dei miracoli.
Viene deciso di incorporare la cappelletta in un Santuario.
Per intervento di Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano, la cappelletta
viene distrutta e il pezzo di muro recante l’immagine viene
incorporata nell’altar maggiore del santuario.
Il santuario è terminato nel 1582, nel 1611 viene costruito
il campanile.
Nel 1617 viene eretta la cappella di San Carlo sulla via per Cressogno,
in occasione della canonizzazione. Nel 1639, epoca della peste manzoniana
al tempo di Federico Borromeo, il Santuario, considerato troppo misero,
viene ricostruito per volere del parroco di San Mamete Domenico 1°
Pozzi, dei Belley di Puria,.E l’incarico viene dato all’architetto
Carlo Buzzi, attivo alla Fabbrica del Duomo di Milano.
L’altar maggiore viene consacrato nel 1659.
La decorazione dell’interno viene affidata a Isidoro Bianchi
di Campione e bottega, artista attivo a Torino dove lavoro’
al Castello di Rivoli e, con l’aiuto dei figli Francesco e Pompeo,
alla Galleria del Palazzo Reale e alle sale del Valentino. Era inoltre
conosciuto per la sua opera di decorazione alla Madonna dei Ghirli
di Campione. Alla Caravina ha decorato il coro, le campiture sopra
l’arcone e i due altari delle Confraternite dei Francescani
e dei Carmelitani. Fu coadiuvato anche dal nipote Gerolamo. I Bianchi,
invece di firmare le loro opere, vi ci pongono il loro ritratto.
La facciata con il colonnato tardo-classicista fu aggiunta nella seconda
metà dell’800.
La navata è divisa in due parti dal voltone decorato dal Bianchi
con l’Assunzione di Maria, il cui sarcofago vuoto è rappresentato
sull’arco piu’ basso. Al di la di esso inizia la cappella
circolare che racchiude l’altar maggiore incorporante l’immagine
miracolosa.
Altare della Confraternita dei Cordiglieri, terzo ordine francescano,
che ha come tema l’incontro di San Francesco e San Domenico,
realmente avvenuto nel 1229 (?). Ai lati San Gerolamo, protettore
delle popolazioni rurali dalle bestie selvatiche, e San Nicola di
Bari, patrono della gente del lago; sulle pareti laterali e in alto
storie della vita di questi Santi.
Interessante la cornice architettonica della pala, sul modello degli
archi di trionfo romani, a tre fornici, ricche di deliziose figure
di angeli e putti. Sullo sfondo della scena centrale: un pontefice,
due vescovi, un re, una regina e frati. Dietro San Domenico i ritratti
dei pittori.
Nell’archivolto Sante del terzo ordine francescano: in alto
a sinistra, Santa Chiara; a destra, Santa Elisabetta del Portogallo,
che fu moglie di re Dionigi; in basso a sinistra sant’Agnese
di Boemia, che avrebbe dovuto sposare Federico II di Svevia, a destra
Sant’Elisabetta d’Ungheria, una delle figure a suo tempo
piu’ popolari.
Fra le scene della vita di San Francesco vi è il miracolo del
cavallo che si inginocchia durante una ostensione mentre la gente
si mostra indifferente, e l’altro del Santo che attacca la gamba
ad un invalido.
Altare dei
Carmelitani
La Vergine porge lo scapolare, detto anche “l’Abitino”,
al Beato Simone Stock, alla presenza di una folla comprendente anche
San Carlo. Dietro il Beato ai intravvede il ritratto di Isidoro e
di suo nipote Gerolamo, esecutori dell’opera. Simone Stock nato
nel Kent, divenne priore generale dell’Ordine nel 1247. Creo’
nuove sedi dell’Ordine nelle piu’ importanti città
universitarie, quali Cambridge, Oxford, Parigi e Bologna. Soltanto
nel 1642 gli viene accreditata, sulla base di sue carte ritrovate,
la visione della Madonna che gli porge lo scapolare. Muore a Bordeaux,
i suoi resti furono in seguito riportati nel Kent.
Di fronte a lui, San Giovanni della Croce inginocchiato con un piede
scalzo, teologo e poeta mistico di grande valore. Fu vicino a Santa
Teresa di Avila. San Giovanni fu un riformatore, ma le sue riforme
non erano gradite ai responsabili dell’ordine, tanto che subi’
trasferimenti forzati e maltrattamenti. E fu proprio in queste situazioni
che egli scrisse commoventi liriche a sfondo mistico.
Ai lati e in alto: tre episodi della vita di Abigail e Davide, Davide
comunica ai suoi soldati che Nabal gli nega le pecore; Abigail si
reca da Davide con viveri di ogni genere per compensare il rifiuto
di Nabal; morte di Nabal.
Su entrambe le pareti laterali: vari episodi di morte e di suicidio,
a cui è sfuggito un tale.......... ben 8 volte grazie allo
scapolare che gli concede il perdono (sul letto di morte). I possessori
dell’abitino erano comunque sempre certi della salvezza.
“Annunciazione” di Salvatore (o Gian Battista) Pozzi (1646)
commissionato dal mercante Calligaris, attivo a Venezia, di cui esiste
nella parrocchiale di Puria un ritratto con quadro votivo, dedicato
ai Santi della peste a cui era scampato.
Balconata dell’organo: nascita del Battista, deliziosa composizione
di gusto rococo’. Elisabetta a letto, Elisabetta con il piccolo
e le sue donne, di cui una si scopre il seno per allattare il bambino
essendo la madre, data l’età, non piu’ in grado;
Zaccaria nel tempio. L’autore è Giacomo Piazza di Loggio.
Nel pavimento della navata, pietra tombale di Carlo Affaitati di Valsolda,
cappellano della regina Ludovica Maria di Svezia e Polonia, benefattore
del Santuario e protettore degli artisti emigrati in Polonia.